Autoritratti di Stato. Forme di visualizzazione del potere in età contemporanea

In tempi recenti la storiografia internazionale ha ampiamente rivalutato la centralità che le fonti visuali hanno nella costruzione del sapere storico. Le immagini, lo hanno mostrato con forza i Visual Studies, non riflettono banalmente la realtà, ma la influenzano, rappresentando in questo senso dei veri e propri fatti storici. La ricerca sarà dedicata all’evoluzione della ritrattistica ufficiale delle più alte cariche dello Stato, con particolare riguardo ai presidenti della Repubblica italiani e ai cancellieri tedeschi (1948-2015). Quella del capo dello Stato non è l’immagine di un corpo individuale, ma il ritratto di un corpo immateriale che incarna i valori, i principi e le speranze di una nazione. È la raffigurazione di un corpo privato che si fa Stato e che dell’autorità diviene icona, simbolo, effigie.

In Italia la tradizione ritrattistica legata alla più alta carica dello Stato ha seguito in età repubblicana un contegno misurato, concedendo assai poco alla retorica narrativa che in contesti istituzionali non troppo distanti appare più marcata. A lungo ha pesato, in questo senso, l’eredità del culto mussoliniano e della sovraesposizione mediatica che il capo del governo aveva avuto in età fascista. Una tendenza analoga si registra in Germania, dove il distanziamento dall’esperienza nazista impone la definizione di un registro più sobrio nella costruzione dell’immagine pubblica dell’autorità.

La ricerca intende riflettere in particolare sul ritratto fotografico come strumento privilegiato della comunicazione politica, come atto che genera immaginazione e costruisce modelli culturali. Rappresenta in questo senso uno studio sulle forme di visualizzazione del potere e sulla politica visuale dell’autorità. A essere analizzati non saranno semplicemente i contenuti delle immagini ufficiali delle più alte cariche dello Stato, ma le pratiche di produzione, diffusione e ricezione che quelle immagini hanno conosciuto.

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