Network di ricerca Genere – Violenza – Giustizia

Genere – Violenza – Giustizia (GVG) è un network di ricerca focalizzato sull’analisi della violenza di genere in contesti europei e globali, con particolare attenzione alla violenza perpetrata da uomini, donne e persone non binarie nell’era moderna e contemporanea. GVG considera la violenza di genere in tutte le sue forme, tra cui fisica, domestica, economica, psicologica, politica e strutturale, e ne esamina le interazioni con gli ordinamenti giudiziari e legislativi, nonché con i diritti umani fondamentali. GVG riunisce accademici e accademiche provenienti da diverse università italiane e internazionali per promuovere attività di ricerca, studio e disseminazione, quali conferenze, convegni, seminari, pubblicazioni, mobilità di studenti e studentesse, di accademici e accademiche, corsi di aggiornamento e formazione, summer school/scuole, attività di public engagement e altre iniziative ritenute pertinenti. GVG promuove un’analisi interdisciplinare, incrociando e confrontando fonti diverse in una prospettiva diacronica e transnazionale, con particolare attenzione agli aspetti storici, culturali, legali, giudiziari, politici, economici e psicologici.
Coordinamento
Cecilia Nubola, FBK-ISIG
Umberto Cecchinato, Università di Trento
Aderiscono al network
Louise Bonvalet, FBK-ISIG
Vincenzo Lagioia, Università di Bologna
Simona Feci, L’Università degli Studi di Napoli l’Orientale
Laura Schettini, Università degli Studi di Padova
Anna Bellavitis, Universitè de Rouen Normandie
Déborah Cohen, Universitè de Rouen Normandie
Marina Garbellotti, Università di Verona
Tommaso Scaramella, Università di Verona
Francesca Ferrando, Università di Verona
Mattia Corso, Università di Verona
Persone
Pubblicazioni
Stereotipi disattesi. La violenza femminile tra età moderna e contemporanea, a cura di Umberto Cecchinato e Cecilia Nubola, Viella, Roma, Forthcoming.
Eventi collegati
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Nel corso del seminario si intende riflettere su varie forme di violenza agita da donne interpretando questi atti come forme di preservazione della propria posizione sociale, della propria reputazione/onore, o come forma di legittima difesa della propria vita, di quella dei propri congiunti o di un gruppo sociale più vasto. Vorremmo, inoltre, confrontare la prospettiva “dal basso” degli attori/attrici con quella delle autorità (giudici, tribunali, istituzioni politiche e/o religiose, intellettuali) chiamati a giudicare, controllare, reprimere.Maggiori informazioni